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Berlino - scena artistica berlinese

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"Gallery Mittwochx2" ......... di Anna Cappuzzo

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Nella scena artistica berlinese, nella Landsberger Allee 54, si apre un’altra pagina, artefice lo scenario senza tempo della splendida “Brauerei Friedrichshöhe”. Una volta risanata, l’antica birreria dell’ex Berlino est nel 2007 apre le porte a quello che in un solo anno diventa spazio per l’arte e centro culturale, così riuscendo, in breve tempo, a catturare l’interesse del sempre più ostico spettatore berlinese.

“Gallery Mittwochx2” (3 settembre - 8 ottobre 2008) è un progetto che vede coinvolte otto gallerie all’interno del centro culturale, ubicate sui tre piani per una superficie complessiva di 1500mq. Espressione della corrente concettuale e intellettuale, le quali si sviluppano in lavori di vario genere come fotografia, pittura, collage, performance e video-installazioni.

La galleria “91mq”, frutto di Elena Bellantoni e Marco Giani, è uno spazio no-profit, gestito interamente da artisti come loro specializzati in fotografia, pittura e performance. “Noi ci auto-curiamo e filtriamo i progetti più interessanti (…), lo spazio intenzionalmente non si vuole affidare ai curatori così lasciando l’azione e la parola solo agli artisti”. Inoltre, la 91mq ha creato una rete tra gli spazi italiani no-profit, come ad esempio l’associazione romana 26cc, proponendo eventi congiunti, che prossimamente saranno proposti nella sede berlinese. La mostra che in questo periodo si svolge - “IS IT REAL?” – segue il filone di denuncia contro tutto ciò che d’impulsivo è emesso dal nostro pensiero; in sostanza, la velocità di realizzare le azioni e l’approfondimento della linea che demarca il nostro reale dal virtuale.

La “Firestarter”, piccolo atelier – galleria, ospita la mostra fotografica di David Mitshu ed Elisa Menozzi, interessanti lavori sulle movenze di una modella, gesti che vacillano forse un po’ troppo tra finzione e realtà, come la foto di una lasciva ragazza, immersa in un verde sottobosco, circondata da misteriose presenze. Lasciando il secondo piano non si può fare a meno di soffermarsi sui tanti graffiti che decorano le pareti, anche questi si definiscono delle opere d’arte: un percorso attraverso la poetica del colore e di quella denuncia accorata che accomuna il gesto di questi artisti, che invita nella sua complessità a modificare lo sguardo verso la quotidianità e il dettaglio.

“STYX Project Space”, aperto dal 1990, è un grande spazio colonnato; oggi ospita la mostra del pittore americano Jeremia Pareck. Le pareti sono coperte da quadri di piccolo formato nei quali è visibile la tendenza del pittore ad estrapolare la sua idea dalle immagini del mondo digitale, come se volesse forzatamente imprimere una pagina d’internet sulla tela. Ho trovato alquanto interessante la collaborazione dell’artista col novellista americano Travis Jeppesen, né “Poems/ Wrote white watching”, un libro di poesie illustrate dalle opere dell’artista. Grazie a questo lavoro riesce a scrollarsi di dosso l’epiteto di “troppo sperimentale” nel quale è incorso con gli ultimi lavori.

“Highway Child”, come echeggia la famosa canzone di Jimi Hendrix, è il titolo della eterogenea mostra della Kollektiv-Berlin. Un omaggio a tutti quelli che hanno creduto e ancora credono agli ideali della Beat Generation, a chi ha amato e fondato la sua vita sulla continua fuga. Affermano che quando si lascia casa è come se fosse un atto di rinascita, dal quale, però, non si può più tornare indietro lasciando solo due possibilità: accettazione o rigetto. Gli artisti sono: Artists Anonymus, Alec Soth, Brendan Flanagan, Ethan Hayes-Chute, Jaybo, Kenno, Pete Wheeler, Maxime Ballesteros e Warren Neidich. Artists Anonymus riflettono bene la parte oscura della Kommunalkultur (La cultura comunale). Un accostamento azzardato di colori dà l’impressione di trovarsi davanti alla tavolozza di un’artista, ma pian piano che ci si avvicina i colori cominciano a prendere forma. Le forme più anti sociali e arroganti saranno subito in evidenza dello spettatore.

Ci sì auto interroga sul motivo che spinge al vagabondare in giungle infestate da demoni e presenze malefiche. Si potrebbe attribuire il fenomeno ad una sorta d’infestazione della psiche da parte di un fluido antico, generatosi prima del tempo, prima del mondo, che ci avrebbe in qualche modo catturato nel corso delle sue prime esplorazioni, senza più abbandonarci. Forse un po’ troppo per l’artista Jaybo magari avvelenato in gioventù dalle letture di Topolino e in età adulta dalla presenza di Francis Bacon; strano connubio oltretutto. Forti, pungenti e on-the-road, le foto della giovane artista Maxime Ballesteros, di netto filone Kerouachiano, nel loro bianco e nero, sono di forte impatto nella “Jugendkultur” (la cultura dei giovani).

Folgorante l’opera dell’artista Anton Unai, poche parole per descrivere l’eccezionale fautore di un talamo nettamente impressionato da un’acuta necrofilia. L’installazione dislocata su un piano superiore, percorribile da una scala di ferro, preludio di un collage d’immagini, eventi, luoghi e volti impressionati da un turbinio di colori, terminano in quello che definirei una delle più belle opere in mostra.
Alla fine del nostro percorso, incontriamo la “Riot Arts”; la galleria si sviluppa in 250mq di superficie. Il filone emozionale che segue questa piattaforma è quello di focalizzare l’attenzione sull’arte urbana e la Streetart in generale, attraverso forme come l’illustrazione, la grafica e la pittura. Tra i loro artisti si annoverano: il tedesco Ralf Gutsmann, attualmente in mostra, e la polacca Anna Rzeznik. La Riots sostiene la galleria ZERO, la quale si occupa prevalentemente di far conoscere la cultura degli artisti dell’est Europa.
All’esterno del plesso, si trova la galleria “Kunstraum Richard Sorge” con la mostra internazionale “Strich und Faden: Heimat, Folklore and Travesty”. La galleria è un grande spazio, all’interno del quale si muovono personaggi della scena artistica cosmopolita, catturando senz’altro l’attenzione di un pubblico molto ampio. Sono in mostra lavori di fotografia, oggetti di forma fallica lavorati ad uncinetto e installazioni di carta pesta. Provocatoria e fuori dalle convenzioni, con immagini sfacciate ma anche con una punta d’ironia che ci accompagna durante la nostra ultima visita.
© Anna Cappuzzo, 2008



 



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