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Berlino - un futuro ancora in divenire

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"Berlino: un futuro ancora in divenire ......... di Augusto Mensori
   Fotografie: Hannelore Fobo

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Mai come in questi ultimi anni Berlino sembra essere contesa fra varie tendenze, ognuna delle quali vedrebbe un futuro diverso per questa città; città che oggi, come ebbe a dire polemicamente Walter Rathenau per la Berlino degli anni venti, si ritrova ad essere nuovamente “la Parvenu delle metropoli”.

Quello di “Parvenu” in un certo senso sembra essere il suo ruolo; la citazione di W.Rathenau è infatti incompleta: egli diceva ancora di Berlino che era “la metropoli dei Parvenu”, e se il politico tedesco si riferiva alla Germania dei ruggenti Anni Venti, si può dire la stessa cosa della Berlino di oggi, riferendoci però alla scena artistica e sub culturale che essa ospita.

Club privato

Club privato, 2008

Complice la Wende (la caduta del muro), i prezzi bassi, la piacevolezza di una città di circa 4 milioni di abitanti che sa però essere a misura d’uomo, Berlino è divenuta un centro di richiamo per le sottoculture alternative e su questa caratteristica ha creato una sua immagine di luogo aperto ad artisti di qualsiasi tipo, che ogni anno attira ormai milioni di turisti da tutta l’Europa e del mondo.

A circa 20 anni però da quegli eventi che la portarono ad una nuova vita, sembra che sia arrivato il momento di fare i conti e capire “cosa voglia fare da grande” questa città.

Affianco a questa esplosione di sottoculture, di spazi occupati e autogestiti per mostre e concerti; di una miriade di piccole etichette indipendenti musicali, di moda, di design, anche i nomi grossi dell’industria culturale (e non solo), hanno preso di mira il potenziale ancora in espansione di questa città.

Trabant de Luxe

souvenir di Berlino, fuori tempo

La scintillante e futuristica struttura dell’ 02 World, calata come un Ufo nel cuore di questa Berlino “indipendente”, a due passi dalla stazione Warschauerstrasse e da Ostbahnhof, è una specie di simbolo di come queste “mire” invece vorrebbero la città.

Questo edificio fa parte di un più grande piano che ha fatto molto discutere negli ultimi anni: Mediaspree. Sempre nella zona fra Warschauerstrasse e Ostbahnhof, lungo la Sprea, dove ora c’è un selvaggio paesaggio urbano fatto di enormi vuoti lasciati dal muro e vecchi edifici dismessi, recuperati e riconvertiti subito dopo la caduta del muro, grossi investitori come la Universal e MTV vorrebbero creare un centro-servizi di uffici che cambierebbe radicalmente l’aspetto di quest’area e farne un quartiere di grattacieli non dissimile dai Docklands di Londra. 

Mühlendamm

tra Warschauerstrasse e Ostbahnhof, 2004

Sebbene parte di questo piano sia già stato realizzato, ora si sarebbe trattato di costruire ex-novo una enorme area che va dall’Oberbaumbrücke fino a raggiungere quasi Alexanderplatz con grossi palazzi che avrebbero cancellato uno dei nuclei più importanti della vita culturale e notturna berlinese. Le proteste infatti non si sono fatte attendere e alla fine gli investitori hanno dovuto rinunciare a parte del progetto e accontentarsi di una versione molto più ridotta, che stravolgerà in misura minore lo Skyline della città.

Ultimo pomo della discordia nei progetti urbanistici berlinesi è la ricostruzione del Berliner Schloss, il castello di Berlino, danneggiato gravemente durante la seconda guerra mondiale e successivamente demolito dall’amministrazione di Berlino Est nel 1950.

Oberbaumbrücke

Oberbaumbrücke, 2003

Al suo posto nel 1976 sorse il Palast der Republik, centro culturale e sede del parlamento della Germania Est. Da qualche mese però nella Schlossplatz, la piazza del castello, ancora una volta non vi è più nulla: anche il Palast der Republik è stato smantellato e ora, sembra, vi sorgerà l’Humboldt-Forum, un edificio la cui facciata riprenderà interamente quella del castello.

Il governo federale tedesco, che finanzierà questo progetto, si è giustificato dicendo che il palazzo era pericoloso per via dei materiali usati, ritenuti cancerogeni, ma dopo la “bonifica” di fatto l’edificio è stato completamente demolito per far posto al nuovo cantiere.

La storia si ripete e alla fine decide di ritornare sui suoi passi offrendo una sbiadita ricostruzione di un antico complesso architettonico, come in una sorta di Disneyland storica.

Palast der Republik

Palast der Republik, 2006

Viene da chiedersi tuttavia se il fascino di Berlino non sia proprio questo: con l’eccezione dell’isola dei musei, Berlino in fondo non offre nessun centro monumentale, nessuna Tour Eiffel o Colosseo da vedere; tutto quello che possiede sono i segni di una storia non statica ma in divenire, ed è proprio questo forse che la rende una esperienza turistica così particolare.

Berlino è come una sorta di corpo pieno di cicatrici dove si possono vedere affianco a discutibili rifacimenti, nuovissimi fiammanti grattacieli, talvolta accanto a edifici che portano ancora i segni della guerra, pompose visioni sovietiche o semplicemente posti in cui non vi è più niente ma si sa soltanto che lì, una volta, c’è stato qualcosa.

Potsdamer Platz

Potsdamer Platz, 1998

Il futuro di Berlino, ancora una volta quindi, è la sua storia e tutti i segni che essa qui, forse più che altrove, ha lasciato, compresi quelli della cecità di alcune amministrazioni.

Sembra quasi che Berlino sia una città “condannata” al divenire e che, almeno per il momento, questo rimanga il suo futuro. 

 © Augusto Mensori 2009

Kreuzberg

Kreuzberg, 2009

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